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La Vien Giù Da Le Montagne
Trentino, Val di Sole – Tipico canto trentino che non trova riscontro altrove. La ragazza che scende dalla montagna si è aggiornata e veste alla francese: però respinge il giovane cittadino, decisa com’è a restare fedele al suo montanaro. E il bel giovane respinto la rimanda ai suoi monti, fra castagni e pastori.

La vien giù da le montagne
L’e vestita a la francese,
da un bel giovane cortese
gli fu chiesto far l’amor.

"Lo ringrazio, o giovanotto,
lo ringrazio del buon cuore,
appartengo a un altro amore
che mi ama e mi vuol ben".

"Vatten via, o sciagurata,
vatten via su le montagne,
a raccoglier le castagne
con gli agnelli a pascolar".

"Sono nata in mezzo ai fiori,
in mezzo ai fiori di Vermiglio,
sono pura come un giglio,
come un giglio voi morir".


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La Villanella
Trentino - Uno dei più popolari canti del Trentino, indubbiamente di vecchia data; la prima edizione conosciuta risale al 1892 - SAT Trento. Musicalmente sente l’influenza delle polke tirolesi, pur differenziandosi nettamente, per la gentilezza latina.

Varda che passa la villanella;
os-ce che bela, la fa innamorar!
O come bali bene bela bimba,
bela bimba bali ben!


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Le Carrozze
Trentino - Una tragicomica vicenda originaria della Val di Non. La vena poetica del popolo riesce a rendere divertente perfino un assassinio! Le violente passioni che sembrano prerogativa del sud, assumono qui aspetti particolari, fino a sfociare in una risata. La musica si addice straordinariamente all’originale testo.

Le carrozze son già preparate,
i cavalli son pronti a partire,
Dimmi, ohi bella, se tu vuoi venire
e questa notte a passeggio con me.

Mamma mia chi era mio padre?
Figlia mia tuo padre è già morto.
Tu sei figlia di un padre sepolto
che col pugnale lo feci morir.

Mamma mia perchè l’hai ucciso?
Figlia mia, perchè m’ha tradito:
m’ha rubato l’anello dal dito
e un’altra donna voleva sposar.

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Le soir à la montagne
Val d’Aosta – La popolarità di questo canto valdostano si estende a tutta l’Italia settentrionale. La bella melodia, seguita da un ritornello a tempo di danza, si avvale di una stupenda veste armonica.

Voici venir la nuit
Là bas dans la campagne
Et le soleil s’en fuit
À travers la montagne.

Et l’on entend…. Et l’on entend
Les montagnards… les montagnards

Chanter dans la prairie
Un refraìn joyeux et doux
Qui charme son amie.
Tralalallallalà…..

Traduzione: La sera in montagna
Ecco venire la notte là in alto sulla campagna e il sole se ne fugge attraverso la montagna. E si sente il montanaro cantare sulla prateria un motivo gioioso e dolce che affascina la sua ragazza. Trala, la la la… La campana del villaggio che suona in lontananza, il suono del flauto ci invita alla danza. Ecco la fine del giorno e le pastorelle pensano ai loro amori mentre dicono le preghiere.


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Le voci di Nikolajewka
Una sola parola scandisce la musica di questo canto: "Nikolajewka"! Nessun’altra parola, se non il nome del luogo dove persero centinaia di alpini, può ricordare una drammatica battaglia avvenuta durante la compagna di russia.

Nikolajewka. Oh, oh….
Nikolajewka. Oh, oh….
Nikolajewka. Oh, oh….
Nikolajewka. Oh, oh….
Nikolajewka. Oh, oh….


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Menegina (el pù bel nom)
Trentino, Val di Non – Un ottocentesco canto umoristico della Val di Non, che esalta burlescamente il nome delle belle del paese, "Domeniche" (nel vezzeggiativo dialettale "Menegine"). Nel testo originale esso ha titolo "El pù bel nom". Autore un originale poeta-musicista popolare: Pier Tomaso Scaramuzza. Egli ha una vasta e pregevole raccolta di poesie popolari dialettali, in parte musicate da lui.

Menegina l’è ‘n nom aosi ciaro
Menegina l’è ‘n nom ce sbronzina,
Menegina l’è ‘n nom douzamaro,
Menegina l’è ‘n nom da ciartel:
Menegina, Menegina, Menegina
L’è ‘l nom pù bel.

An ce senti la giata del Paol
A sgnaolar su la spreoza o n’cosina,
con cel sgnich, con cel sgnèc, con cel sgnàol
senti i grisoi d’amor denter ci:
Menegina, Menegina, Menegina
M’ pares tutt tì.

Vegna fuer tutti i nomi del mondo
Sìei de fraila, contessa o rezina,
el to nom l’è ‘l pu bel e ‘l pù tondo
ce a la recia me sonia ogni dì:
Menegina, Menegina, Menegina
‘l gias demò ti.


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Montagnes Valdotaines
Val d’Aosta – Il popolare inno valdostano è qui presentato nella versione in "minore", nella suggestiva armonizzazione che Usuelli fece per la colonna sonora del film "Italia K.2" incisa dal Coro della S.A.T. La solenne melodia accompagna il funerale della guida Puchoz mentre i compagni lo calano dalle vertiginose pareti del K.2.

Montagnes Valdotaines
Vous ètes mes amours
Hameaux, clochers, fontaines.
Vous me plairez toujours.
Montagnes Valdotaines
Vous ètes mes amours

Laisse là tes montagnes!
Me dit un ètranger;
Suis-moi dans mes campagnes,
Viens, ne sois plus Berger.
Laisse là tes montagnes!
Me dit un èntranger.

Oilà, oilà, oilà!
Le montagnards sont là!


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Monte Canino
Canto della guerra 1915-1918 – Tra i canti degli alpini spicca questa stupenda musica, vera epopea vissuta e narrata con prodigiosa potenza evocativa. Nessuno saprà mai dirci quale autentico genio l’abbia creata e ciò la rende ancora più grande. Un commovente omaggio al Popolo Soldato che la espresse in uno dei momenti più gravi e più sentiti della sua storia.

Non ti ricordi quel mese d’Aprile,
quel lungo treno che andava al confine
e trasportavano migliaia degli alpini;
su, su correte, è l’ora di partir.

Dopo tre giorni di strada ferrata
Ed altri due di lungo cammino
Siamo arrivati sul monte Canino
E a ciel sereno ci tocca riposar.

Se avete fame guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano,
se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà!


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Monte Nero
Canto degli alpini – Canto della guerra 1915-18; è una marcia solenne il cui testo narra la tragica conquista del Monte Nero, ove vennero decimati i battaglioni Susa ed Exilles del Terzo Alpini.

Spunta l’alba del 15 Giugno
Comincia il fuoco, l’artiglieria
Il terzo Alpino è sulla via,
Monte Nero a conquistar!

Monte Nero, Monte Rosso
Traditor della vita mia
Ho lasciato la mamma mia
Per venirti a conquistar.

Per venirti a conquistare
Ho perduto tanti compagni
Tutti giovani sui vent’anni
La sua vita non torna più!

Colonnello che piangeva
A veder tanto macello
Fatti coraggio alpino bello
Che l’onore sarà per te!


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Monte Pasubio
In questo canto estremamente evocativo, le bombe che esplodono in lontananza scandiscono la marcia degli alpini verso il Monte Pasubio. Poca è la speranza di tornare vivi, ma la paura non trova spazio nei cuori dei valorosi soldati che combattono per la Patria.

Su la strada del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom bom bom borombom
L’è la marcia de chi non torna
De chi se ferma a morir lassù.

Ma gli alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom

Su la cima del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom
Soto i denti che ze ‘na miniera
Bom borombom bom bom borombom
Ze i alpini che scava e spera
De ritornare a trovar l’amor

Ma gli alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom

Su la strada del Monte Pasubio
Bom borombom bom bom borombom
Ze rimasta soltanto ‘na crose
Bom borombom bom bom borombom
No se sente ma più ‘na vose
Ma solo il vento che basa i fior.

Ma gli alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombom
Ma gli alpini non hanno paura
Bom borombom bom bom borombà!


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Nenia di Gesù Bambino
Lauda piemontese – Bellissima e popolare lauda natalizia piemontese, testo e melodia che sono vera poesia e vera musica. La commovente immagine del Bimbo che gioca con la barba di S. Giuseppe crea un clima di dolce tenerezza, e l'armonia che l’accompagna completa l’effetto. È stata elaborata da un maestro di musica popolare: Luigi Pigarelli

Gesù Bambino è nato
È nato in Betelèm
L’è sopra un po’ di paja,
l’è sopra un po’ di fien.

L’è sopra un po’ di fien,
S’a j’è ‘l bambin ch’a piura,
soa mama cha lo adura,
l’è sopra un po’ di fien.

A’ s’ sent ‘na vos ant l’aire
A’ s’ sent a vni ciantant:
l’è San Giusep, so paire,
lo pia ’nt’ i so brass.

S’a i ciànta la cansun:
"Larin, larin, lareta".
S’a i tucia la barbeta:
"Basèmi se vi pias".


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Ninna Nanna
Trentino - La val Lagarina si tramanda questa slendida melodia ove la dolcissima musica si gareggia con un testo poetico di una toccante grazia paesana. Un canto che trova pochi riscontri tra le molte nenie a forma di ninna nanna.

Fente la nana, fentele, cantando,
finchè la pòpa se va ‘ndormenzando,
Ninna-nana, oh... oh...

La pòpa se ‘ndormenza a poco a poco
come la legna verda arent al fuoco,
Ninna-nana, oh... oh...

La legna verda brusa e non fa fiama,
cossì fa la me pòpa a far la nana,
Ninna-nana, oh... oh...

Fente la nana pàra via ‘l bobò,
doman de sera vegnirà ‘l pupà,
Ninna-nana, oh... oh...

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San Matìo
In questa parodia con tema fiabesco, una regina capricciosa pretende che il capitano della città del Giano, innamorato della figlia di Lilano Belo, esaudisca le sue assurde richieste. Nella musica, di difficilissima esecuzione, l’autore, Bepe de Marzi, fa sfoggio di tutta la sua genialità compositiva.

Co la regina de San Matio la vole l’acqua rento ‘l so castello,
ma che la porta el capitano, quel che comanda la cità de Giano.
Ma ‘l capitano ga za l’amore, la ze la fiola de Lilano Belo;
el se le porta nel so castelo e l’indormenza co ‘le serenate.
Le serenate del capitano le sveja tuta la cità de Giano.
Ma la regina no’ ze contenta: la vole l’acqua de la Valle Scura.
El capitano el ga paura, el ga paura de la Busa Fonda.
La Busa Fonda, la Busa Nera, el capitano belo el se dispera.
El se dispera el capitano, quel che comanda la cità de Giano.
Ma la regina no’ ze contenta: la vole l’acqua rende l’erba menta.
Co’ l’erba menta, co’ l’erba amara, la Busa Fonda la diventa ciara,
col primo sole de la matina, la prima onda ze de l’acqua fina.
Col primo sole, la prima onda, co’ l’acqua fina la diventa bionda,
col primo sole de la matina, la prima onda ze de l’acqua fina.
Col primo sole, la prima onda, co’ l’erba menta la diventa bionda,
col primo ciaro de la matina el capitano beve l’acqua fina.
Ma la regina no ‘ze contenta: la vole l’acqua rento ‘l so castelo;
che ghe la porta, col capitano, la vol la fiola de Lilano Belo
Lilano Belo dal campo tondo ga tanti fiori che profuma ‘l mondo,
ma ‘l capitano li porta via così la storia ‘desso ze finìa.
La ze la storia del capitano, quel che comanda la cità de Giano.
La ze la storia de la regina che la voleva tuta l’aqua fina.
Ma ‘l capitano la porta via, così la storia ‘desso ze finìa.


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Se jo vès di Maridâmi
Friuli – Ecco il contrapposto friulano della piemontese "scelta felice". Eguale il tema della ragazza da marito che passa in rassegna i vari… partiti. Anche qui ha la peggio il calzolaio, decisamente il più manesco anche nel Friuli. Interressantissimo l’andamento melodico con l’eguale, insistente nota del ritornello. La spiritosa armonizzazione si deve ad Antonio Pedrotti.

Se jo vès di Maridâmi
Un cjliâr no cjolarès,
Gjulitta
Opsassà Nineta
Un cjliâr non cjolarès.

Lui l’è bon di bati suelis
E àncje mè mi batarès
Ecc.

Cun chei quatri c’al guadàgne
Nol mantèn nàncje un polèz
Ecc.

Beneditis lis cjargnêlis
Benedez i lôr paîs!
Ecc.

 

Traduzione: Se dovessi maritarmi
Se dovessi maritarmi non prenderei un calzolaio. Giuliettà, opsassà Ninetta, non prenderei un calzolaio. È capace di battere le suole: batterebbe anche me. Giuliettà, opsassà Ninetta, non prenderei un calzolaio. Con quei quattro soldi che guadagna non mantiene neanche un pollo. Giuliettà, opsassà Ninetta, non prenderei un calzolaio. Benedette le carnielle, benedetti i loro paesi. Giuliettà, opsassà Ninetta, non prenderei un calzolaio.


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Serenada A Castel Toblin
Trentino - Questa "barcarola" trentina merita certamente la popolarità che si è conquistata fino dal 1926. Autore della musica e dei versi, Luigi Pigarelli ha saputo mantenervi intatto il profumo degli autentici canti popolari.

Ride la luna ciara
sora Castel Toblin;
mi ‘ncordo la chitara,
ti ‘ncorda ‘l mandolin
e nente ‘n barca.

Dal vento senza remo,
ne lasserem portar
e allegri canteremo
fazendo risonar
la Val del Sarca.

E quando en mez al lach la melodia
passerà ‘n sol minor
mi te dirò le pene del me cor
e ti te me dirai che te sei mia.

Tornadi su la riva,
felize te ofrirò
en ramoscel de oliva
e po' te baserò la boca bela.

E taserem; ma alora
en coro de ciciòi
saluderà quell’ora
e passerà su noi
l’ultima stèla.

E quando al primo sol la melodia
tornerà ‘n mi magior,
ti, con la testa bionda sul me cor,
te me farai sentir che te sei mia.


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Siam Prigionieri
Siberia 1914-1918 – L’origine di questo canto merita una segnalazione particolare. Esso infatti venne creato in prigionia dai soldati trentini, costretti a combattere nell’esercito austriaco nella guerra 1914-1918. Fatti prigionieri in Galizia, essi vennero concentrati in Siberia, ove rimasero per molti anni. E’ sorprendente in questo bel canto l’assimilazione del modo di cantare dei russi. Un esempio vissuto dalle metamorfosi del canto popolare che diventa cronaca, storia e talvolta vera arte.

Siam prigionieri,
siam prigionieri di gùera,
siam su l’ingrata tèrra,
del suolo Siberian.
Ma quando? Ma quando la pace si farà?

Chiusi in baraca
Sul duro lèto di legno,
fuori tompesta di fredo,
e noi cantiam ancor.
Ma quando? Ma quando la pace si farà?

Siam prigionieri,
siam prigionieri di gùera,
tuti senza gheverà,
nel suolo Siberian.
Ma quando? Ma quando la pace si farà
Ritorneremo contenti
Dove la mamma sta.


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Signore delle cime
Nessuno può rimanere indifferente davanti alla morte. Di fronte a questo drammatico avvenimento il canto degli alpini di tramuta in preghiera, perché l’amico perso possa ancora camminare tra le amate montagne.

Dio del cielo, Signore delle cime,
un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo
su nel Paradiso, su nel Paradiso
lascialo andare per le Tue montagne.

Santa Maria, Signora della neve,
copri col bianco, soffice mantello
il nostro amico, il nostro fratello
su nel Paradiso, su nel Paradiso
lascialo andare per le Tue montagna.


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Stelutis Alpinis

Se tu vens cassù tas cretis
Là che lôr mi àn soterât
A l’è un plas plen di stelutis:
dal mio sanc l’è stât bagnât.
Par segnal, une crosute
Je scolpide lì tal cret;
fra chès stelis nas l’erbute,
sot di lôr jo duàr cuièt.

Ciòl su ciòl une stelute
Je a ricuarde i nostri ben.
Tu i darâs ‘ne bussadute
E po plâ tile tal sen.
Quand che ciase tu sès sole
E di cûr tu preis par mè,
il mio spirt a tòr ti svole;
jo e la stele sin con te.

Stella alpina
Se tu vieni quassù, tra queste rocce, dove mi hanno sotterrato, c’è uno spiazzo pieno di stelle alpine; dal mio sangue è stato bagnato. Per segnale una piccola croce è scolpita lì nella roccia; fra quelle stelle nasce l’erbetta; sotto di esse io dormo quieto. Cogli su, cogli una piccola stella; è a ricordo del nostro bene. Tu le darai un bacio e poi mettila nel seno. Quando a casa tu sei sola, e preghi di cuore per me, il mio spirito attorno ti vola; io e la stella siamo con te


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Sui Monti Scarpazi
Romania 1914-1918 – In Romania nel 1927, fra i giovanissimi trentini della classe 1899, arruolati in un reparto dell’esercito austriaco, nacque questo triste canto che, riportato in patria da uno dei pochi superstiti, era spesso cantato in una famiglia vicina al nucleo originario da cui nacque il Coro della SAT. "Scarpazi" è la storpiatura di Carpazi.

Quando fui sui monti Scarpazi
"miserere" sentivo cantar.
T’o cercato fra ‘l vento e i crepazi
Ma una croce soltanto ‘o trovà.

O mio sposo eri andato lontano
Per difendere l’imperator,
ma la morte quassù hai trovato
e mai più non potrai ritornar.

Maledeta la sia questa guera
Che mà dato si tanto dolor.
Il tuo sangue hai donato a la tera,
hai distrutto la tua gioventù.

Io vorei scavarmi una fossa,
sepelirmi vorei da me
per poter colocar le mie ossa
solo un palmo distante da te.

Quando fui sui monti Scarpazi
"miserere" sentivo cantar.

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