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I commenti alle mie canzoni

Non credermi
(scritta nel Luglio 1999)

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Commento di Costanza (Giugno 2004) :

in fondo un po’ tutti siamo come quello di “Non credermi”.
Non siamo fedeli a noi stessi e a quello che abbiamo da fare. Figuriamoci se siamo fedeli agli altri… Nemmeno riusciamo ad essere franchi e perseveranti con quelli a cui teniamo di più. Viviamo di inganni, soprattutto ci autoinganniamo.
La vita a volte è dura e non è facile mantenere sempre aperto quello spiraglio che ci indica un di più.
Allora, anziché stare con gli occhi spalancati ad aspettare e abbracciare quello che arriva e che è per noi, abbassiamo la testa e ci guardiamo addosso; cercando di immaginare chi siamo e cosa vogliamo, esasperati dall’attesa di quello che ci può rendere felici, ci accorgiamo che possiamo inventarci delle facce, dei “volti da cambiare come maschere”.
A questo punto sì che possiamo dire: “Non credermi”.
In questa canzone è descritta perciò una dinamica che tutti vivono.
Si parla di “ricordi di tanti misteri […] senza spiegazione”. Io credo che il tempo della vita serva per vedere questi misteri dal significato oscuro sciogliere la loro incognita. C’è una specie di aut-aut nelle cose: il loro esserci, il loro accadere, o è inutile, o ha un significato grande. “Il nostro io è il crocevia tra l’essere e il nulla”. Insomma, secondo me anche questi misteri che talvolta si manifestano in modo violento (“si sono ammassati uno sopra l’altro senza spiegazione”) costituiscono un passaggio necessario per la formazione della coscienza e della sensibilità di una persona. Sono qualcosa di preziosissimo.

A questo punto vorrei dirti pure un’altra cosa.
Di certo conoscerai il brano “Shower the People” di James Taylor. Mi sembra un po’ una continuazione della tua “Non credermi”. Sostanzialmente dice questo:

Puoi giocare e recitare una parte anche se sai che non è stata scritta per te
Ma dimmi, col tuo cuore spezzato, come fai a restare impalato solo per paura di fare una brutta figura?
Fai una doccia di amore alle persone che ami
Mostra a loro quello che senti
Le cose andranno molto meglio se solo lo farai.
Puoi scappare ma non ti puoi nascondere.
E cosa te ne vuoi fare del tuo stupido orgoglio
Quando sei da solo con te stesso?
Una volta che dirai a qualcuno quello che provi
Comincerai a sentirti libero.

“Puoi recitare una parte” richiama il tuo “Ho due facce due volti da cambiare come maschere”. Ma qui Taylor vuol dare uno scossone a chi cinicamente rimane nascosto dietro al suo cuore spezzato (probabilmente spezzato da qualche mistero un po’ irruente, come quelli dell’uomo di “Non credermi”). Gli dice: se mostrerai ciò che ti costituisce, se distribuirai a chi ti sta intorno l’amore di cui sei pieno, se dirai a tutti di cosa sei fatto veramente, allora comincerai a sentirti libero.
Secondo me Tayor avrebbe potuto approfondire la descrizione del “sentirsi liberati” dopo un’esperienza di espressione di ciò che si è, di ciò che si ama, visto che, detta così, può sembrare un “vogliamoci tutti bene, l’amore è dappertutto”. Un po’ new age. Ma dopo aver ascoltato e meditato questa canzone, sono convinta che significhi molto di più. Diciamo che mi ci sento descritta, quindi riesco ad immedesimarmi e a capire di che tipo di amore si tratti. Amore per quello che c’è. Da annunciare a tutti. Amore che è quell’abbraccio di cui è capace il cuore. Che in certi momenti di grazia riesce ad abbracciare davvero davvero molto.
A me viene da aggiungere: amore per Chi fa le cose.

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