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Lucio Dalla - Dallamericaruso
di Ivano Conti

DallAmeriCaruso

Immagino che in tantissimi, tra quelli che hanno a casa questo disco, l'abbiano comprato e lo ascoltino per "Caruso". "Caruso" è una di quelle canzoni che "non so neanch'io come ho fatto a scrivere". Il genio e la bravura non fanno testo. Non si può decidere di scrivere una "Caruso", chiunque tu sia. Non so chi sia stato a scriverla, sicuramente non Lucio Dalla - che è stato solo da tramite - e sicuramente non qualcuno di questo mondo. In quella notte in cui il brano è stato messo nero su bianco, quella notte che Dalla spese al pianoforte dell'albergo di Sorriento dove Caruso passò gli ultimi giorni della sua vita, mi immagino lo spirito del grande tenore che si avvicina a Lucio e gli sussurra le parole e le note all'orecchio e guida le sue mani tra i tasti neri e bianchi dello strumento. Cosa abbia spinto Caruso a "ispirare" questa canzone, solo Dio lo sa. E' bello pensare e credere che l'abbia fatto solo per un gesto d'amore, per ribadire ancora quell'amore che ha vissuto fino all'ultimo secondo della sua vita. E ha trovato in Dalla sicuramente l'interprete migliore per cantare al mondo quel grande sentimento.

Pur considerandolo un vero capolavoro, un caposaldo della musica italiana, quando ascolto "DallAmeriCaruso", presto poca attenzione alla superba interpretazione di "Caruso", e attendo, quasi come se iniziasse davvero il concerto (perchè, a parte "Caruso", tutti gli altri brani sono registrazioni di un concerto tenuto da Dalla a New York), l'inizio di "Balla Balla Ballerino" per poi lasciarmi sorprendere, ogni volta, dall'ascolto di "Viaggi organizzati": oramai, la canzone la conosco a memoria, eppure, quando Lucio comincia a cantare e la tastiera inizia muoversi - mentre prima tiene una notta fissa - la sensazione che provo è la stessa di quando si tiene il respiro per un po' e poi si prende una grande boccata d'aria, quasi una sensazione di sollievo. E poi cerco di capirne il testo: ogni volta mi sembra di trovarne un'interpretazione diversa, perchè non mi è chiaro chi sia quel "tu" a cui si rivolge. A volte sembra che i "tu" siano riferiti a soggetti diversi, quasi che Dalla sia solo il narratore di una storia. Altre volte pare che si riferisca a un soggetto in particolare, e il dubbio aumenta quando canta "tu, con quegli occhi blu che non si chiudono mai" e "tu, staccarti da quel muro e poi venire giù con noi". Ho quasi l'impressione che si riferisce a un affresco di qualche crocifissione di Cristo. A volte vorrei avere da Lucio una spiegazione dettagliata di questo brano, ma poi mi sovviene che una canzone non va mai spiegata, perchè ogni ascoltatore vi trova una sua interpretazione personale.

Il gruppo degli "Stadio", che accompagna Dalla in questa esecuzione del 1986, offre un supporto musicale di altissimo livello, quasi migliore di un lavoro in studio di registrazione, riuscendo a regalare nuove vesti musicali a brani di per sè già perfetti (penso in particolare a "4 marzo 1943"). Mi potrebbe bastare solo questo, per dire che "DallAmeriCaruso" è un gran disco live. La scelta dei brani inseriti in questo disco deve essere sicuramente stata davvero ardua, visto il vasto repertorio di Dalla, ma brani come "Cara", "Washington", "Anna e Marco", "Futura" non potevano certamente essere esclusi. "Cara" in particolare è uno dei brani di Dalla che amo di più in assoluto, per via della poesia e delle immagini metaforiche che Dalla usa per descrivere un amore: forse più in questo brano che in "Caruso" Lucio riesce a sfoderare il suo genio poetico, nel senso che "Cara" è più "suo". Su gli altri brani, in particolare "L'anno che verrà", si è già parlato abbastanza ed è bello ascoltarseli senza troppi discorsi.


(Luglio 2001)




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