Quando un artista
osa cimentarsi con una canzone di Tom
Waits non si può far altro che alzarsi
in piedi e applaudire, almeno per l'intento
se l'esecuzione non è stata delle migliori.
Ma se poi c'è qualcuno che osa addirittura
registrare su disco questo intento,
e utilizzare addirittura delle parole
di sua composizione, allora o vuol dire
che ho il disco in questione è un piccolo
capolavoro, oppure che il soggetto che
osa tanto ardire non è conscio del campo
minato sul quale sta camminando. La
bilancia, nel caso di Enrico Ruggeri,
pende più verso il primo caso, che verso
il secondo. L'album Enrico VIII (l'ottava
fatica discografica di Ruggeri, datata
1986 e che fu la prima a procuragli
un disco d'oro) comincia con una splendida
"Con la memoria", testo del cantante
milanese su musica di Tom Waits: il
modo di cantare di Ruggeri, guarda molto
da lontano quella di mr. Waits, ma ben
si adatta alla scelta del brano.
Quello che più colpisce è sicuramente
il romanticismo che pervade tutto il
disco di Rouge (lui stesso lo amette
in "Je t'aime": "mi compiaccio perchè
sono più romantico che mai"), quasi
che la conquista della donna sia più
importante della donna stessa, quasi
che conti di più l'amore fine a se stesso,
che l'amare un qualcuno in particolare.
Certo è che il disco, curatissimo negli
arrangiamenti (in più occasioni a discapito
dei virtuosismi chitarristici di Luigi
Schiavone), con un'atmosfera romantica
nelle situazioni descritte - in particolare
la continua ricerca di rime baciate
nei testi -, offre vari spunti di riflessione.
Basti pensare a uno splendido brano
come "Rien ne va plus" (che inizialmente
faceva parte del mini-album "Difesa
francese", poi in versione cd presentato
insieme a "Enrico VIII", e che conteneva
inoltre "La medesima canzone", "Dalla
vita in giù", "Cuba" e "Gli uomini piccoli"),
che, presentato al Festival di Sanremo
dove ottenne il premio della critica,
ebbe un'accoglienza piuttosto fredda,
pur nella sua ricercatissima atmosfera,
forse a causa di un testo che mirava
più a immagini e situazioni, che a un
racconto vero e proprio di sentimenti
ed emozioni.
"Il portiere di notte" è sicuramente
il brano cardine di questo "Enrico VIII",
dove Ruggeri riesce a produrre alti
versi poetici nel descrivere un'ardua
situazione di un amore non ricambiato
tra un portiere notturno di un albergo
e una prostituta che si presenta nella
hall coi suoi clienti occasionali. La
canzone "Dalla vita in giù", nella quale
cerca di spiegare senza mezzi termini
che quello che muove un uomo nel commettere
un tradimento verso la persona amata
"non è cervello, o cuore, ma è dalla
vita in giù", è sicuramente uno dei
brani più gustosi. In "Cuba" Ruggeri
trova modo di esprimere al meglio la
sua capacità descrittiva, riuscendo
a dipingere coi suoi versi e le sue
rime il paesaggio e la situazione, dando
quasi la sensazione di essere sul posto,
nonostante la musica non sia prettamente
cubana. L'album infine è pervaso da
brani scanzonati e divertenti come "Certe
donne" e " la carta sotto", e si conclude
con la sognante "Non finirà" , che fa
a gara con "il portiere di notte" per
ottenere il titolo di miglior canzone
del disco. "Non finirà" è uno di quei
brani che quando si è innamorati si
dedica volentieri alla donna che si
ama, in quanto esprime fino in fondo,
e pienamente, il desiderio di un amore
eterno che non conosca fine neppure
con la vecchiaia e l'abbruttimento fisico;
e forse è il brano più "sincero" di
tutto il disco.
(Settembre 2001)
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