Chissà cosa pensò
Peter Asher, e successivamente Paul
McCartney, quando sentì per la prima
volta la voce di James Taylor. Sicuramente
ebbe un'opinione più che positiva, se
poi decise che il cantante folk di Boston
sarebbe diventato il primo artista messo
sotto contratto dalla Apple (oltre,
naturalmente, ai quattro baronetti di
Liverpool). L'impressione che ebbe deve
essere stata in qualche modo simile
a quella che si ha quando si inizia
ad ascoltare questo splendido album
e JT intona i primi versi di "Line 'em
up": come non sentire quella voce correre
lungo tutte le ossa della spina dorsale?
Il 1997 è l'anno di pubblicazione
di "Hourglass" e JT riscatta, in parte,
le prove mediocri dell'ultimo periodo
(se si esclude il doppio live del 1993)
riproponendosi nella sua veste di abile
tessitore di brani accattivanti. Sono
dodici canzoni autobiografiche, sentimentali
e garbatamente nostalgiche, con partecipazioni
di illustri ospiti come Sting nei cori
di "Jump up behind me", Stivie Wonder
con la sua l'armonica di in "little
more time with you" e Shawn Colvin con
lo splendido contro canto in"Yellow
and Rose". Il disco ci offre un James
Taylor finalmente pulito e riconciliato
con la vita, che sta riscoprendo una
nuova tranquillità. Pare quasi che la
sua voce calda e lirica non sia mai
stata così profonda! Probabilmente,
un aiuto alla creazione della tranquilla
atmosfera di "Hourglass" è stato fornito
anche dal luogo dove il disco è stato
registrato, ovvero l'ambiente a lui
familiare dell'isola di Martha's Vineyard.
Una delle canzoni più importanti di
questo disco è sicuramente "Another
day", una canzone che ha tenuto JT impegnato
ben 12 anni nelle sua composizione;
eppure ad ascoltarla passa soltanto
la semplicità e la chiarezza di un concetto
semplice: il testo della canzone infatti
("Svegliati Susie, mettiti le scarpe
e cammina con me verso la luce") parla
del passaggio dal buio alla luce - che
insieme a quello del "desiderio" è uno
dei temi preferiti di James - quasi
a sottolineare un lungo periodo di cambiamento
della vita stessa di JT (nel periodo
in cui uscì questo disco, il cantante
raccontò di aver vissuto in passato
diversi momenti al fianco della droga,
e di esserne uscito non senza poche
difficoltà). Altri brani importante
sono "Gaia", un inno alla terra sulla
quale viviamo, la bluseggiante "Ananas"
e "Walking my baby back home", degno
cappello conclusivo di un disco denso
di atmosfera, quasi che il menestrello
di Boston abbia finalmente ritrovato
la via smarrita.
(Settembre 2001)
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