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Fabio Concato - In viaggio
di Ivano Conti

In viaggio

Per essere dei grandi artisti bisogna avere molta curiosità. Un artista che si dice tale e non è curioso del mondo fino al particolare, non è un artista. Osservare, scoprire, raccontare, descrivere sono le caratteristiche della curiosità, riassumibili in un unico verbo: viaggiare. Si può viaggiare fisicamente, oppure con la mente e con la fantasia. "In viaggio" di Fabio Concato è il racconto, la descrizione dell'artista e della sua curiosità. E' un "concept album" dove la scoperta del viaggio come forma artistica viene approfondita fin nei particolari con superba attenzione, grazie al dono che ha Concato di saper parlare con semplicità di cose semplici.

Il disco si apre con "La mia macchina", ovvero la descrizione di quanto un viaggio è importante non solo per la meta, ma anche per il mezzo con il quale ci si mette in cammino. L'automobile viene vista non solo come un qualcosa che ci possa portare da un luogo a un altro, ma addirittura come una piccola casa, dove il rapporto con l'altro, con le persone con cui si vive, con il passeggero, diventa fondamentale per affrontare la convivenza, o, meglio ancora, il viaggio. Con "Giulia" ci si addentra nel fantastico modo dei perché dei bambini (la canzone è dedicata alla figlia di Fabio). Il viaggio diventa una domanda su tutto quello che c'è intorno, ogni particolare, ogni gesto, ogni piccola curiosità. Così, per ogni domanda fatta c'è bisogno di una risposta, e per il bambino che guarda il mondo con occhi diversi dall'adulto il viaggio non può essere la risposta, ma solo il tramite per giungere alla meta. Per "Giulia" il viaggio deve essere fatto per giungere da qualche parte, non per farlo e basta. Ma a Fabio Concato piace godere del viaggio: lo aveva già raccontato nella splendida "Guido piano", e lo ricorda in "è festa". Se "Guido piano" può essere vista come il viaggio come fine a se stesso, ovvero la voglia di abbandonare quanto si ha, la ballata "E' festa" può essere interpretata come il ritorno, il viaggio fatto e vissuto con la consapevolezza di un sorriso, di un sguardo, di un abbraccio che attende il nostro ritorno. Puntualissimo, come in tutti gli altri brani del disco, il racconto. A seguito di "E' festa" troviamo "Quando non ci sarai": prolungamento tematico del cammino fatto in due tra le strade d'Europa e del mondo.
Purtroppo il viaggio non è sempre allegria e spensieratezza. A volte la malinconia piomba prepotentemente nella vita, come descritto in "Provaci tu". La libertà di potersi muovere, di poter intraprendere il viaggio porta con sè il "rovescio della medaglia"; ci si può lasciare dietro tutto, quando si decide di partire, ma una cosa, una soltanto, non si può eliminare: la realtà! E allora il viaggio inizia ad avere senso solo se vi è qualcuno o qualcosa per cui valga la pena sperare. O, semplicemente, una fuga per cambiare, e non una fuga per scappare. Un po' di ironia può essere la medicina giusta per guardare tutto con occhi diversi: questo il messaggio trasversale della burlesca "Poveri noi", parodia delle paranoie moderne.

Ma ancora. Come non commuoversi ascoltando un brano come "In trattoria"? Sembra di sentire i sapori e i profumi, e di dondolarsi nella quiete del locale. Fabio, in questa tappa del suo viaggio, riesce a descrivere mirabilmente un paesaggio e una situazione che fanno breccia nell'immaginario dell'ascoltatore. E' il dono da portare a casa, un piacevole ricordo che, una volta raccontato, appartiene anche a chi il viaggio non lo ha potuto fare e non ha quindi potuto fare la stessa esperienza di chi il viaggio lo ha vissuto e vi ha trovato piacevoli esperienze.
L'addentrarsi dentro la propria città, con le sue utopie e le sue piccole contraddizioni, che mal rispondono alla richiesta di semplicità e serenità dell'uomo, è il quadro dipinto in "Il caffettino caldo". A coronare questo splendido album, come chiusura dei brani cantati, è la solare "Canzone di Laura", il cui testo è del partenopeo Pino Daniele. Fa quasi sorridere che un milanese come Fabio Concato si cimenti a cantare un testo in napoletano. A discapito delle diverse origini degli autori, il risultato è quello di una canzone d'altri tempi che ben si adatta al concetto dell'album, in questo viaggio in cui nulla è lasciato fuori dalla valigia dei ricordi, neppure il trovarsi faccia a faccia con altre radici di canto e musicalità.

Musicalmente è un lavoro stupendo. Massimo Luca offre un ottimo supporto sulle chitarre acustiche, creando situazioni musicali eccellenti che ben rispecchiano l'idea di musica che Fabio Concato porta avanti da tempo. Anche gli altri strumenti non sono mai atti virtuosistici dei musicisti, ma sempre precisi rapporti tra testo e atmosfera richiesta dai brani. La mano precisa del maestro Vince Tempera si sente molto negli arrangiamenti, che mai risultano eccessivi, e sono sempre puntuali nel creare il giusto rapporto tra l'accompagnamento e la voce di Concato, calda e precisa come non si sentiva da tempo. Quasi a voler dare maggior rilievo all'importanza di Vince Tempera, se mai ce ne fosse stato bisogno, l'ultimo brano del disco è una versione strumentale di "Provaci tu", dove il blasonato maestro offre un'ottima partitura per la sezione d'archi che lui stesso accompagna al pianoforte.


(Maggio 2001)




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