Finito l'ascolto di questo disco di
Biagio Antonacci viene da chiedersi
se il titolo scelto per racchiudere
le undici canzoni sia l'affermazione
che si potrebbe esclamare come stato
d'animo acquisito dalla musica e dai
testi, oppure se sia semplicemente il
titolo della canzone di apertura. Certo,
già dalla copertina (Biagio a petto
nudo, con fiori colorati disegnati a
pelle, in un campo di mimose sotto uno
splendido cielo blu) il giudizio di
approccio a "Mi fai stare bene" ha una
parvenza più che positiva, non fosse
altro per la curiosità che suscita il
suo contenuto.
Ma che cosa ci può mettere in pace
con il mondo, con la nostra vita, con
le persone che ci stanno intorno? Cosa
può farci guardare alla realtà positivamente?
Biagio canta: "Mi fai stare bene, e
di stare bene non mi stanco mai (…)
sembri l'alba di un mondo che siamo
noi", e certamente non sbaglia a farlo.
Lui stesso ha detto in una intervista:
"E' un disco che mi rappresenta alla
perfezione: la copertina è così solare,
il titolo non è eclatante ma è vero,
perchè io oggi concepisco la musica
non più come un mestiere ma come una
sintonia tra quello che sei tu nella
vita e quello che fai di mestiere. "Mi
fai stare bene" è stato scritto con
la consapevolezza di avere conosciuto
l'espressione più avanzata ed indefinibile
dell'amore ... la paternità". Eppure
c'è qualcosa che fugge. L'amore corrisposto
cantato nella prima ballata del disco
ha un retrogusto di cui difficilmente
ci si accorge. Si canta volentieri,
è vero. "Sciabadà" e ti gusti il riff
di chitarra. Ma se per caso ti sorge
la domanda "e se finisse tutto?" allora
non riesci più ad ascoltare la canzone
con spensieratezza. Ma non importa.
Quello che conta è che vi sia una risposta
ai nostri desideri, nella realtà. E
poiché adesso c'è (la partenità) guardiamola
dritta in faccia.
Ed ecco "È mattina" (forse l'alba di
cui si parlava nella canzone precedente?),
il secondo brano del disco: un'altra
canzone positiva, che ricorda, per la
tematica, "Una splendida giornata" di
Vasco. Un liceale che ritorna alla realtà
dopo aver vissuto una giornata intesa
("è mattina, e mi devo ributtare tra
la gente e nelle cose…"). Forse è questo
il vero brano con cui si apre il disco,
perché il mattino è l'inizio di ogni
cosa.
"Non vendermi" è una ballata d'intensa
qualità.Una posizione che si potrebbe
pretendere in qualsiasi rapporto sentimentale,
ovvero il vendere, l'esaltare il proprio
amore davanti agli altri, dimenticandosi
della sincerità nel confronto con l'altro.
La positività sta nell'esserci: "lo
vedi? Sono quello che non hai!".
"Quanto tempo e ancora" è forse il brano
più drammatico. Racconta la storia di
due amanti che per ragioni non dette
hanno interrotto la loro storia, e che
dopo tanto tempo si ritrovano in una
serata tra amici. Il protagonista è
conscio, in questo incontro da brividi,
che il suo sentimento non ha ancora
avuto una fine e che ne passerà ancora
di tempo prima di vederla. Un brano
drammatico, sì, perché è la drammaticità
di un rapporto desiderato, non riuscito,
e quindi impossibile. Musicalmente eccezionale,
con un ottimo supporto di archi e tromba,
che accompagnano la chitarra e la voce
del cantante milanese. Nell'istante
in cui è stata registrata si riesce
a sentire la partecipazione di Biagio
per la tematica trattata, che in diverse
sfumature riesce ad essere commovente
come, giustamente, il brano richiede.
"Iris (tra le tue poesie)" è un'altra
riuscitissima ballata, che ha riscontrato
un ampio successo tra il pubblico. È
la canzone dello scoprirsi amati senza
esserne mai stati al corrente, una canzone
sulla gratuità e che porta tutto il
suo respiro sulle parole del ritornello:
"Quanta vita c'è"! Torna il tema della
positività, visto come una risposta
nel concreto di quanto il cuore cerca.
"Cattiva che sei" e "Non cambiare tu"
sono i brani "cattivi" del disco, ma
solo per quanto riguarda le sonorità
scelte. Anche queste canzoni raccontato
del rapporto di coppia, un rapporto
a due dove vi è una continua richiesta
di corrispondenza.
Prima dei due splendidi brani di chiusura,
"Adesso dormi" e "Il campione", si scropre
una piccola caduta di stile, che sembra
quasi "stonare" nella sequenza di tutti
brani; ed è "Il prato delle anime" che
ricorda quel "grande prato verde" già
cantato dal Morandi nazionale. Pare
quasi essere una canzone degli ormai
lontani figli dei fiori, pur essendo
chiaro che il soggetto raccontato è
l'anima dell'autore del brano. "Adesso
dormi" è un'ottima canzone d'amore che,
a detta di Biagio, ha avuto un parto
lungo 6 anni per essere scritta. A sentirne
la sua fluidità, quasi non si direbbe,
e pare essere uno di quei brani "usciti
di getto", e per questo "perfetti".
"Il campione" è un brano dedicato al
campione motociclistico Max Biagi (nel
libretto del cd vi è scritto "mi hai
regalato un'emozione, io ti regalo una
canzone"), ricco di patos e cantato,
con accompagnamento di pianoforte e
tromba, in un crescendo da pelle d'oca.
Nella scrittura dei brani vi si possono
riconoscere affinità con vecchi "amici"
di Biagio (Carboni, Dalla, Concato,
Vasco) e nuovi (Grignani: nascoste nei
brani si percepiscono le sue progressioni,
il suo modo di passare tra gli accordi).
Molte le citazione prese qua è là: la
più evidente la si può riconoscere in
"non cambiare" tu, ovvero il riff di
chitarra di "sweet child of mine" dei
Gun's'roses. Nel complesso, "Mi fai
stare bene" è un disco molto "suonato",
non solo perché è stato registrato in
presa diretta, ma anche perchè presenta
un sound a metà strada tra quel pop-rock
garbato e soffuso a cui ci avevano già
abituato i precedenti lavori del cantautore,
e quel sapore di una maturità artistica
che solo il tempo può dare, anche, e
soprattutto, nella ricerca dei suoni.
In un certo senso lo si può considerare
un disco "New age", ma nel senso nel
senso letterale di "nuova età" per Biagio
Antonacci, che fa tesoro della sua storia
e ci regala un album da ascoltare. Il
successo ottenuto da questo disco è
degno di tutto quello che offre.
(Gennaio 2002)
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