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Beatles - White Album
di Ivano Conti

White Album

The White album. Un disco che è una leggenda. Da quando ho scoperto quanto grandi sono stati i Beatles, mi sono sempre domandato che cosa avesse di speciale questo disco per essere reputato dai fans, insieme a Sgt. Pepper, il loro capolavoro. A un primo ascolto pare subito evidente che se quello che aveva reso grande Sgt. Pepper era l'unicità di un solo filo conduttore per tutto il album, quello che rende fantastico questo doppio disco è la diversità, l'accostamento di brani uno diverso dall'altro, perché ci si imbatte nelle situazioni musicali più diverse. Inizialmente questo disco doveva essere un normale album, ma i quattro baronetti, per la prima volta tutti autori di brani, si imposero affinché tutte le canzoni che avevano pronte nel cassetto fossero inserite: così ne uscì un disco doppio. E penso che sia stata la scelta più giusta, in quanto, durante l'ascolto, non riesco a saltare nessun brano. Se poi lo si ascolta pensando agli anni in cui è uscito, si capisce bene quanto avanti fossero coi tempi e perché i Beatles hanno caratterizzato tutta la musica leggera, compresa quella dei giorni nostri: penso in particolare a "Helter Skelter", un brano che ho sempre ascoltato eseguito dagli U2 in Rattle and Hum (e ho sempre ritenuto che Bono e compagni facessero una versione molto "cattiva" dei Beatles; invece, ascoltando nella versione dei quattro baronetti, mi sono reso conto come i ragazzi di Dublino abbiano in qualche modo tolto grinta a quello che i quattro di Liverpool avevano messo nel brano di Lennon).

Ho sempre avuto una predilezione per i brani di Paul McCartney, in quanto, rispetto a Lennon, era quello che ricercava soluzioni musicali più diverse, oltre ad essere un musicista di livello superiore. "Blackbird" è sicuramente un piccolo gioiello, ma la sua attenzione verso le tradizioni musicali, anche non consone alle sue radici, la si può trovare in brani come "Martha my dear", "Rocky Raccoon". Paul mette la sua firma anche su classiche formule di rock'n'roll come "Back in U.S.S.R" e "Birthday". Ma John Lennon, forse più istintivo, più genuino nello scrivere, offre brani come "Dear Prudence", "Happiness is a Worm Gun", la già citata "Helter Skelter", e una stupenda "Revolution" (qui in una versione più lenta e più scarna rispetto a quella che invece fu distribuita come singolo"). Se Paul trova modo di divertirsi con "Ob-La-Dì, Ob-La-Dà" e "Honey Pie", John non è da meno con "The Continuing of Bungalow Bill" ed è capace di sorprendere con brani "stile McCarteny" in particolare "Good Night" (cantata da Ringo) che, quasi come una piccola colonna sonora di un film, chiude il disco e porta lontano pensieri ed emozioni. Non bisogna inoltre dimenticare che George Harrison trova modo di inserirsi tra questi due grandi autori con una superba "While my guitar Gently Weeps" e che Ringo Starr, che esordisce come autore, contribuisce con un brano di sua composizione ("Don't pass me by", una canzone semplice e molto godibile). La batteria di Ringo assieme al basso di McCartney è sicuramente l'elemento più caratterizzante negli arrangiamenti delle canzoni, ma a far presa sono sempre le voci di John e Paul.

White Album Quando uscì questo disco nel lontano 1968, Ringo disse che lui e gli altri quattro, dopo Sgt. Pepper, non credevano di riuscire a fare un altro disco che fosse a quei livelli, e che invece erano riusciti a scriverne uno addirittura superiore. A questo punto mi viene da chiedere perchè musicalmente non sono più comparsi sulla scena gruppi così originali come loro. Forse perché con i Beatles è nato il vero business musicale, e da allora il commercio discografico si è sempre imposto su chi aveva un'idea musicale originale tale da dominarla fino a distruggerla; il gruppo dei quattro baronetti ne è l'esempio lampante: inizialmente l'enorme successo li portò ad abbandonare le esibizioni dal vivo (e che cosa c'è di più mortificante per un musicista che il non poter suonare?!??), e successivamente il dover scrivere musica per forza e non per necessità creativa, come ammise John Lennon, tolse la magia all'avventura e li costrinse allo scioglimento. Credo fermamente che chiunque ami la musica leggera, di qualsiasi genere essa sia, non possa che trovare nei Beatles, e in questo disco in particolare, l'origine di qualsiasi nota che oggi si sente nell'aria.


(Maggio 2001)



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