Inizio col fare una premessa: fino a due settimane prima di questo concerto l'unico brano che conoscevo degli YES era "Owner of a lonely heart". Naturalmente mi sono preparato, ascoltandomi vecchi e nuovi dischi, ma la sorpresa c'è stata lo stesso. E insieme alla sorpresa, la piacevolezza di ascoltare un gruppo che ha fatto la storia della musica.

YES in concert Per ascoltare un concerto come questo bisogna in primis sapere che non si va in mezzo a una platea di ragazzine urlanti, o scalmanati "pogatori"; l'esibizione degli YES va ascoltata rigorosamente seduti, ognuno al suo posto. Ma non immaginatevi un pubblico da teatro: in molti, alle presentazioni delle canzoni, durante gli assoli, in momenti particolarmente esaltati, si alzavano in piedi ad applaudire o osannare gli artisti inglesi e l'orchestra. Già, perché ad accompagnare gli YES c'è un'intera orchestra: la polacca Symphonic Orchestra diretta dal maestro Wilhelm Keitel. Ed è proprio l'orchestra da aprire il concerto con "Give love each day". I cinque componenti degli YES salgono sul palco qualche minuto dopo presentando subito uno dei loro pezzi più storici: "Close to the edge". E' subito chiaro quale fantastico mondo sto visitando. Una musica suonata a questo livello e di questa qualità è difficile trovarla in giro. E man mano che il concerto va avanti, tra assoli di chitarre, giri di basso, ritmiche sostenute, riff di tastiere e splendidi cori, mi addentro sempre più in luoghi e atmosfere a me sconosciute. Quasi mi vergogno di non conoscere questa musica alla perfezione come quasi tutte le persone che riempiono il Palavobis. Gli YES concludono "Close to the edge", e dopo aver lasciato passare il tempo necessario per godersi la prima delle tante standing ovation della serata, attaccano con "Long distance runaround". La scaletta non è fatta di soli brani del passato; infatti, ecco che vengono proposti brani frutto dell'ultimo lavoro in studio ("Magnification") che colpiscono particolarmente: l'affascinante "Don't go" (nb. sul sito www.yesworld.com è possibile vederne il video creato con immagini di questa turnè) e la superba "In the present of".

YES in concertDue ore e mezza di concerto, durante le quali il cantante Jon Anderson, con la sua voce sottile, non si limita solo a ringraziare più volte il pubblico: introduce i brani, cerca di spiegarli, espone massime sulla vita ("l'amore è ovunque", dice in inglese, "senza amore non siamo nulla!"), cerca tra il pubblico suggerimenti sulle traduzioni in italiano dei titoli dei brani (il brano "Ritual" l'ha presentato come "rituale", dietro suggerimento di uno tra il pubblico): insomma, tra le sue performance canore, tra una chitarra e una tastiera, tra una canzone e l'altra, cerca di essere molto vicino alla gente che lo ascolta. E alla fine arriva al punto di chiedere scusa per le date cancellate in italia nella scorsa turnè (dovevano essere 5 concerti, ne fu fatto solo uno).

A metà concerto vi è un momento di pura atmosfera: il chitarrista Steve Howe viene lasciato solo sul palco dal resto del gruppo e dall'orchestra per eseguire due brani con la chitarra classica. E uno scroscio di applausi lo accoglie mentre suona la spagnoleggiante "mood for a day" e l'affascinante "concerto in D".
E poi di nuovo tutti sul palco, ad eseguire altri due brani storici: "Starship trooper" e "And you and I". Infine l'epica "Ritual", con un lungo momento tutto dedicato alla batterie e alle percussioni.
Euforico il bassista Chris Squire, che oltre a proporre un supporto ritmico di elevata fattura, si diverte muovendosi da una parte all'altra del palco e accoglie benevolmente tutti gli applausi che gli vengono rivolti. Il concerto si conclude con il pubblico alzato che si ammassa ai piedi del palco per scatenarsi durante i bis di "I've seen all good people" e "Roundabout".

Si accendono le luci, e io sono ancora lì con gli occhi spalancati ed estasiato per la magia musicale a cui ho assistito; poco importa se alla fine l'unica canzone che conoscevo non è stata eseguita. In fondo, un brano pop come "Owner of a lonely heart" sarebbe stato solo fuori luogo. Esco dalla calda atmosfera di questo concerto, per imbattermi subito nell'aria fredda di un inverno milanese ormai alle porte, ma con qualcosa in più da raccontare e una nuova autentica emozione vissuta fino in fondo.





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