Per ascoltare questo disco ho dovuto
inventarmi una macchina del tempo,
e l'ho dovuto fare perchè altrimenti
non avrei mai capito fino in fondo
l'importanza di Zerolandia. La mia
macchina del tempo è molto semplice:
funziona con la musica. Mi è bastato
inserire il compact disc nel lettore,
e subito mi sono ritrovato dentro
un immenso tendone da circo, in
compagnia di una serie di persone
di tutti i tipi e di tutte l'età;
guardandoli, riesco a leggere sui
loro volti una spasmodica attesa
per l'arrivo del giocoliere, dell'acrobata,
dell'illusionista, del fantasista.
Inizia la musica, ed eccolo arrivare,
il narratore, il menestrello. Porta
una maschera.... si trucca... è
vestito in modo strano... Eppure
racconta una favola che non si può
fare a meno di ascoltare. Lo guardo,
e capisco che tutto quello che ha
a cuore è di donarmi qualche ora
di spensierata allegria, lasciando
fuori dal tendone del circo i miei
problemi e le mie preoccupazioni.
Tra la musica e le atmosfere del
disco il direttore del tendone si
diverte a confondere le idee. Chiede
disperatamente di dargli una identità,
quasi voglia impostare il suo spettacolo
sulla varietà dei personaggi presentati.
Anche se la musica scanzonata pare
distrarmi dagli argomenti trattati,
mi accorgo come il direttore, ora
diventato un truccatissimo clown,
sia serissimo nel chiedere disperatamente
"chi è lui": è una necessità, un
urgenza, un bisogno di cui non può
fare a meno. Ma in fondo, nessuno
ne può fare a meno: nella vita è
essenziale sapere con certezza quello
che si è quando ci si guarda allo
specchio. Ma non finisce qui. Perchè
dopo avere saputo tutto su se stessi,
bisogna anche sapere chi sono gli
altri. Ed allora ecco che il clown,
complice dei nuovi abiti attillati,
comincia a proporre una serie di
giochi degli equivoci. Prima in
"Chi sei" e poi meglio in "Triangolo"
la domanda viene posta in diverse
sfumature, grazie a storie divertenti
e strampalate; "Chi sei?". "Lui
chi è?". La conoscenza dell'altro
è difficile ma necessaria per vivere,
come è velatamente detto nella frase
"il triangolo no, non l'avevo considerato!
D'acccordo, ci proverò: la geometria
non è un reato". Non è un reato
conoscere l'altro, e siccome mi
è necessario per vivere, considererò
anche il triangolo.
Non può essere una colpa, l'avere
dei desideri, dei sogni. Anche se
sono di latta. Il nostro Clown ne
parla come uno splendido "amante"
della vita. Lo dice chiaramente
in "sesso o esse": "ho bisogno di
vita! l'amore in fondo non è una
questione di ore!". Quello che racconta
adesso è' una sfumatura di quanto
raccontato prima: dopo aver capito,
almeno in parte, quello che si è,
ci si accorge dei bisogni primordiali
dell'uomo come può essere l'amore;
ma forse è meglio chiamarlo "desiderio
di felicità". "Fermati" è la chiave
di svolta. Il nostro splendido amante
ora ci racconta, ci insegna che
non bisogna lasciarsi travolgere
dai propri desideri: bisogna fermarsi
e guardarli con distacco, per evitare
di commettere errori imperdonabili
(come succede nella scanzonatissima
"Sbattiamoci").
A questo punto dello spettacolo,
che volge al termine, i ruoli si
sono invertiti: mi trovo a chiedermi
chi è il direttore che si fa chiamare
Renato Zero. Non mi interessa l'aspetto
fisico, i vestiti indossati, le
maschere e i trucchi. Mi interessa
solo sapere cosa vuole dirmi quell'uomo.
"Uomo. no" è la risposta. Zero è
un amante della vita, e in quanto
tale vuole che chiunque ne abbia
un briciolo, non la butti via! Ecco
finalmente il saluto che mi porto
a casa come un piccolo regalo "Anima,
non gettarti via: vivi la tua poesia!".
Dopo qualche secondo cala il silenzio.
La macchina del tempo mi riporta
indietro. Il proprietario del tendone
del circo che ha inziato lo spettacolo
con la sua favola, ha fatto in modo
che al mio ritorno io fossi orgoglioso
di raccontare la mia favola, della
quale ora lui fa parte. Questo è
il regalo più bello che poteva farmi!
(Ottobre 2001)
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