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Renato Zero - Zerolandia
di Ivano Conti

Zerolandia

Per ascoltare questo disco ho dovuto inventarmi una macchina del tempo, e l'ho dovuto fare perchè altrimenti non avrei mai capito fino in fondo l'importanza di Zerolandia. La mia macchina del tempo è molto semplice: funziona con la musica. Mi è bastato inserire il compact disc nel lettore, e subito mi sono ritrovato dentro un immenso tendone da circo, in compagnia di una serie di persone di tutti i tipi e di tutte l'età; guardandoli, riesco a leggere sui loro volti una spasmodica attesa per l'arrivo del giocoliere, dell'acrobata, dell'illusionista, del fantasista. Inizia la musica, ed eccolo arrivare, il narratore, il menestrello. Porta una maschera.... si trucca... è vestito in modo strano... Eppure racconta una favola che non si può fare a meno di ascoltare. Lo guardo, e capisco che tutto quello che ha a cuore è di donarmi qualche ora di spensierata allegria, lasciando fuori dal tendone del circo i miei problemi e le mie preoccupazioni.

Tra la musica e le atmosfere del disco il direttore del tendone si diverte a confondere le idee. Chiede disperatamente di dargli una identità, quasi voglia impostare il suo spettacolo sulla varietà dei personaggi presentati. Anche se la musica scanzonata pare distrarmi dagli argomenti trattati, mi accorgo come il direttore, ora diventato un truccatissimo clown, sia serissimo nel chiedere disperatamente "chi è lui": è una necessità, un urgenza, un bisogno di cui non può fare a meno. Ma in fondo, nessuno ne può fare a meno: nella vita è essenziale sapere con certezza quello che si è quando ci si guarda allo specchio. Ma non finisce qui. Perchè dopo avere saputo tutto su se stessi, bisogna anche sapere chi sono gli altri. Ed allora ecco che il clown, complice dei nuovi abiti attillati, comincia a proporre una serie di giochi degli equivoci. Prima in "Chi sei" e poi meglio in "Triangolo" la domanda viene posta in diverse sfumature, grazie a storie divertenti e strampalate; "Chi sei?". "Lui chi è?". La conoscenza dell'altro è difficile ma necessaria per vivere, come è velatamente detto nella frase "il triangolo no, non l'avevo considerato! D'acccordo, ci proverò: la geometria non è un reato". Non è un reato conoscere l'altro, e siccome mi è necessario per vivere, considererò anche il triangolo.

Non può essere una colpa, l'avere dei desideri, dei sogni. Anche se sono di latta. Il nostro Clown ne parla come uno splendido "amante" della vita. Lo dice chiaramente in "sesso o esse": "ho bisogno di vita! l'amore in fondo non è una questione di ore!". Quello che racconta adesso è' una sfumatura di quanto raccontato prima: dopo aver capito, almeno in parte, quello che si è, ci si accorge dei bisogni primordiali dell'uomo come può essere l'amore; ma forse è meglio chiamarlo "desiderio di felicità". "Fermati" è la chiave di svolta. Il nostro splendido amante ora ci racconta, ci insegna che non bisogna lasciarsi travolgere dai propri desideri: bisogna fermarsi e guardarli con distacco, per evitare di commettere errori imperdonabili (come succede nella scanzonatissima "Sbattiamoci").

A questo punto dello spettacolo, che volge al termine, i ruoli si sono invertiti: mi trovo a chiedermi chi è il direttore che si fa chiamare Renato Zero. Non mi interessa l'aspetto fisico, i vestiti indossati, le maschere e i trucchi. Mi interessa solo sapere cosa vuole dirmi quell'uomo. "Uomo. no" è la risposta. Zero è un amante della vita, e in quanto tale vuole che chiunque ne abbia un briciolo, non la butti via! Ecco finalmente il saluto che mi porto a casa come un piccolo regalo "Anima, non gettarti via: vivi la tua poesia!". Dopo qualche secondo cala il silenzio. La macchina del tempo mi riporta indietro. Il proprietario del tendone del circo che ha inziato lo spettacolo con la sua favola, ha fatto in modo che al mio ritorno io fossi orgoglioso di raccontare la mia favola, della quale ora lui fa parte. Questo è il regalo più bello che poteva farmi!


(Ottobre 2001)



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